NATURAE - Paesaggi Contemporanei
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Cos'è il paesaggio contemporaneo? Tra ritorno alla natura e il fascino della dimensione urbana, tra un senso del reale come luogo magico e dimensioni incantate più vere del vero, prova a darne conto la collettiva "Naturæ". “Naturæ”, sì, alla latina, per indicare la necessaria pluralità e l'ambiguità, in quella fusione delle lettere finali che è inscindibilità di singolo e molteplice, di un genere ormai svincolato dal problema della rappresentazione e sempre più specchio di uno sguardo. Paesaggi, dunque, che si portano sulle soglie – e talvolta le superano – dell'autoritratto interiore.
La mostra si sviluppa a partire da un dipinto storico di Aligi Sassu: Pini ai Piani di Ivrea, un olio del 1939, che consegna la chiave di lettura del rinnovato modo di intendere la pittura di paesaggio nel Novecento. Poi un balzo mezzo secolo per opere che vanno dagli anni Ottanta a oggi. A partire da due maestri dell’arte italiana come Giancarlo Ossola e Giuseppe Banchieri, fautori di due modi antitetici di intendere la pittura eppure accomunati dall’approccio esistenziale al reale. Il cielo è al centro invece di un grande pastello su carta di un 25enne e già perfettamente maturo Giovanni Frangi (SS 35, 1984) e di due tele di Paolo Vallorz, tra i più grandi paesaggisti italiani, stimato, tra gli altri, da Jean Clair che lo volle alla Biennale di Venezia del 1995.
Se nel pastello Giugno Attilio Forgioli si dimostra innamorato dei colori e dei profumi dell’estate mediterranea, Andrea Mariconti ammanta le scogliere irlandesi nello spleen delle sue nebbie intinte nella cenere. Altri lavori registrano invece la complessità dell’ambiente attuale, come le tre tele di Jesus Ibañez, tra i massimi esponenti del Realismo spagnolo, sofisticate riflessioni pittoriche, sotto la limpidezza dell’immagine, su naturale e artificiale. Come le opere di Corrado Colombi (vincitore del Premio Arte Mondadori 2009), paesaggi saturi e incandescenti o, all’opposto, alle soglie dell’evanescenza, in cui lo sguardo nulla esclude dal campo visivo e tutto indaga nella consapevolezza di un senso superiore. O come le sofisticate tele di Rosa Maria Rinaldi, in cui immagine fotografica e intervento pittorico decostruiscono e ricompongono il reale in ipotetiche e utopiche geografie. Sogni congelati sono invece i paesaggi di Agostino Arrivabene, in cui la pittura analitica e fiamminga si scontra con la dimensione fantastica e primordiale dei luoghi. Spazi onirici e quindi pienamente contemporanei. E forse persino più reali di quelli da altri dipinti “sul motivo” eppure così prossimi a immagini di una natura interiore. .
Alessandro Beltrami
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